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Something Good

The mercury factor

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Costumista: Milena Canonero | Anno: 2013

Matteo Mercury traffica in cibi adulterati per la distribuzione "in scuole, istituti e prigioni" e la spedizione in quei paesi in via di sviluppo dove la fame supera la preoccupazione per i danni che certi alimenti provocano. Matteo ha venduto l'anima al diavolo e sembra non preoccuparsene affatto, anche perché la sua abilità nel condurre traffici illeciti gli è valsa l'offerta di lavoro che aspettava da sempre: il posto di amministratore delegato per un colosso dell'industria asiatica specializzata nell'immettere sul mercato alimenti tossici a fronte di un largo profitto. Ma l'incontro a Hong Kong con la cinese Xiwen, giovane cuoca che ha fatto del rispetto per la purezza del cibo la propria ragione di vita, cambierà l'esistenza di Mercury, costringendolo a ripensare tutte le sue scelte. E questo avrà un effetto dirompente non solo sulle vite dei due, ma anche su quelle di tutti coloro che li circondano.
Something Good, girato in lingua inglese e cinese, è la terza regia cinematografica di Luca Barbareschi, che del film è anche produttore e interprete: e vi confluiscono molte delle sue caratteristiche, dall'apertura al cinema internazionale alla capacità di circondarsi di professionisti di livello (il direttore della fotografia Arnaldo Catinari, il montatore Walter Fasano e alcuni caratteristi pescati da un pool senza frontiere, come lo scozzese Gary Lewis o il nostro Alessandro Haber), dalla genuina curiosità verso altri mondi e culture che non si ferma allo stereotipo fino alla comprensione da cinefilo dei codici di genere, che Barbareschi mischia con la spregiudicatezza del suo approccio indie.
Barbareschi non si inchina a nessuno, ma attinge a piene mani all'estetica del cinema asiatico (vedi l'uso delle superfici riflettenti che deve molto ad autori come Edward Yang, e i riferimenti agli yakuza movie, pur senza l'energia cinetica dei maestri del genere), ma anche al polar francese (soprattutto nella caratterizzazione di Matteo, che rimanda a Daniel Auteil) e al film di denuncia hollywoodiano. Barbareschi mantiene però un saldo controllo autoriale che gli fa scegliere, ad esempio, un giovane sceneggiatore come Francesco Arlanch, televisivo solo nel background professionale, per costruire dialoghi credibili privi di inutili sottolineature e ridondanze e ricchi di pennellate ironiche, che salvano il film dal prendersi troppo sul serio e tolgono all'impianto melodrammatico il rischio di sconfinare nell'autoparodia.
Certo, alcune svolte narrative sono poco plausibili, e le scene che hanno a che fare con il complotto industriale, popolate da attori-maschera che sembrano appena usciti dall'ufficio casting di Hollywood, risultano poco efficaci. Ma le scene di azione e quelle d'amore - complice la bravura del Barbareschi attore in un ruolo ritagliato sulla sua fisicità di cinquantenne e sulla duttilità della sua espressione disincantata, nonché quella dell'attrice cinese Zhang Jingchu, bel mix di sensualità e candore - funzionano egregiamente, tenendo alta tanto la tensione narrativa quanto quella erotica. La qualità estetica dell'intera confezione è elevata, e la misura nel mescolare gli ingredienti di un film che fa del cibo una potente metafora è quella del cuoco sapiente che ha tanto assaggiato, e adesso può permettersi di inventare la sua ricetta. Il coraggio produttivo di Barbareschi si combina con la spregiudicatezza narrativa che fanno di Something Good non un capolavoro del cinema mondiale, ma un buon prodotto cinematografico per il grande pubblico, arricchito da una singolare cifra autoriale.
Questa volta il salto di fede del regista-produttore, applicato ad un film che fa della fiducia il suo centro narrativo, paga, e generosamente.

fonte: mymovies

 

Costumista: Canonero Milena


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